lunedì, dicembre 11, 2006

 

Periodo di natale

Il mio primo pensiero è : "banda di rincoglioniti".
Ma educazione vuole che quando sei inacidito e il primo pensiero che hai è la morte dell'umanità, bisogna moderarsi.
Mi modero.
"banda di ricon******niti".







Lode Lode Lode all'ipnorospo.

giovedì, dicembre 07, 2006

 

Dubbio

...io ero nel classico periodo in cui guardavo un uovo e chiedevo:
chi sei tu? Né carne né pesce.

Alessandro Bergonzoni

venerdì, novembre 24, 2006

 

Au revoir Philippe

Ciao Philippe, amico mio










GASTONE MOSCHIN
Dunque sono rimasto soltanto io. Dopo Adolfo Celi e Tognazzi, è toccato a Philippe Noiret. Il gruppo di Amici miei non esiste più. Non mi aspettavo la morte di Philippe. Passò da Roma tempo fa, mi telefonò, disse: dobbiamo vederci. Non ci riuscimmo. Non ci incontravamo dal ‘76, da quando avevamo lavorato in Grecia a Una donna alla finestra. Conservavamo un buon ricordo.

Philippe resta legato a una delle più belle avventure della mia vita. Bella dal punto di vista umano e professionale, bella per l’armonia che ci legava. Nel film eravamo degli scapestrati, ma nella realtà eravamo diversi. Ricordo di Philippe un fondo di riservatezza che mi sorprese. Sì, era cordiale, ma se ne stava in disparte. Ci confidò che era stato aggredito dalla depressione. Aiuto, diceva, aiutatemi, statemi vicini.

Ricordo che con lui parlavo di teatro. Io meditavo qualche progetto, ma lui non ne voleva più sapere. Ne aveva fatto tanto in gioventù, ma adesso non se la sentiva, forse perché dopo il cinema, e soprattutto dopo il successo al cinema, è dura rimettersi in gioco con il teatro, occorre ricaricarsi. Ecco, nella finzione cinematografica ne combinavamo di tutti i colori, nella vita reale eravamo l’esatto contrario: un gruppo molto rispettoso. Di quel film ricordo in particolare un momento, quello in cui Noiret recitava la sua morte. Per «smontare» la drammaticità del momento qualcuno disse: «Ma in fondo, chi era? Non era niente, era solo un giornalista». E uno di noi rispose: «Perché? Bisogna essere speciali per vivere?».

da http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=1976&ID_sezione=&sezione=

giovedì, novembre 02, 2006

 

Malinconia

Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi, giocando coi miei giorni, col
tempo...

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti;
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi,
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei
piedi...

Queste cose le sai perchè siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali,
perchè siam tutti soli ed è nostro destino
tentare goffi voli d' azione o di parola,
volando come vola il tacchino...

Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d' orgoglio, mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c'è una vita sola, non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al
sogno...

Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell' energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il
peccato...

Tutto questo lo sai e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
perchè siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
saggi, falsi, sinceri... coglioni!

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non
vale...

D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni
fingo d' aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare... grattarsi!


Francesco Guccini

sabato, ottobre 21, 2006

 

Vokda e Miele

RE JUAN CARLOS UCCIDE IN RUSSIA ORSO STORDITO DA VODKA


Il re di Spagna ama cacciare, ma senza correre rischi. In agosto Juan Carlos I ha partecipato a una battuta di caccia in Russia e ha ucciso un orso. L'animale pero' era stato stordito dalla vodka cosi' da appannarne i riflessi e renderlo un bersaglio facile per il monarca. A raccontarlo e' stato oggi 'Kommersant'. Il quotidiano russo ha raccolto la protesta inviata da Serghei Starostin, vice capo del dipartimento per la caccia, al governatore della regione di Vologda, nel nordovest della Russia, dove il re era andato a cacciare. Mitrofan, questo il nome dell'orso, era stato catturato nella foresta in cui viveva nel campeggio di Novlensky, chiuso in una cassa e portato in una vicina riserva di caccia. Poi i responsabili della battuta, due funzionari locali che sono soliti organizzare intrattenimenti di questo genere per ospiti stranieri di rango, hanno obbligato l'animale a ingurgitare una miscela di miele e vodka che l'ha stordito "Ovviamente l'animale ubriaco e' stato un bersaglio facile", ha scritto Starostin, "sua altezza Juan Carlos lo ha abbattuto con un colpo solo". Il rischio, ha aggiunto, e' che la pratica si diffonda ulteriormente e la caccia si trasformi in un "numero da circo".dal sito http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_1822372.html?ref=hpsbdx


La notizia si è poi scoperta falsa, l'orso in questione era semplicemente Boris Eltsin come dimostra chiaramente la fotografia che allego.


Si ignora tutt'ora come sia stato possibile fargli ingurgitare miele, si sospetta sia stato fatto fermentare in precedenza...

lunedì, ottobre 16, 2006

 

Indulto?


Personalmente io non lo darei mai ai mezzi di informazione.
Vivo da anni senza televisore per una serie di motivi. Il primo è il senso di disgusto e di acidità di stomaco che mi da lo schermo quando lo guardo, per come la realtà viene straziata e il nostro cervello ben ben lavato.
Un paio di giorni al mese, quando torno in casa della mia famiglia, mi trovo circondato, televisori che spuntano in ogni stanza e alla fine mi tocca guardarne un pò.
Proprio ieri mi è capitato di guardare la triste notizia del ragazzo di Napoli morto mentre difendeva la sua macchina. Ora, non posso che esserne colpito come tutti, una vita persa rimane una vita persa, nonostante mille considerazioni.
Ma poi mi rendo conto che parlare di questo ragazzo era giusto un pretesto, un pretesto per sputare veleno su un provvedimento giusto o sbagliato che volete, ma che quantomeno merita di essere affrontato con un minimo di serietà. E' incredibile vedere un giornalista che intervista una famiglia appena colpita da un grave lutto, che infila la cazzo di telecamera tra le lacrime e vuole sbattere in diretta il dolore che deve rimanere personale. E' anche incredibile fare considerazioni su un provvedimento per un singolo, quanto triste caso, e rimane incredibile prendere alla lettera le parole di chi è distrutto dal dolore.
Vogliamo parlare di indulto? Perfetto.
Guardo studio aperto e vedo interviste alla gente comune, discorsi da bar, nausea..
Se non veniamo informati correttamente cosa siamo? Se non ci impegniamo per capire cosa siamo? Plebaglia da bar probabilmente.
Così mi sono attivato (5 minuti per trovare i dati giusti, meraviglia di internet) e ho trovato quello che mi serviva per farmi una idea. Volevo scriverlo io il resto ma questo articolo è fatto in modo talmente chiaro che basta riportarlo così com'è :

"Cominciamo a trarre i primi, provvisori bilanci. E parliamo d'indulto, il tanto vituperato provvedimento di clemenza, che ha sollevato l'indignazione di molti, ha dato corso a polemiche aspre, ha messo in luce interpretazioni opposte, eppur coesistenti nella medesima area politica, di cosa debba essere uno stato di diritto e la stessa concezione della pena. Fatte salve le questioni di principio, tenuti a mente i riflessi che quello psicodramma legislativo ha avuto sull'opinione pubblica, bisognerà cominciare, con buona volontà e senza pregiudizi, ad analizzarne gli effetti concreti. Le carceri sono infine agibili (seppure non ancora vivibili) come mai lo sono state dal lontano 1991 (all'indomani dell'indulto del '90): al 31 agosto 2006, sono 21.411 (di cui 1.044 donne) le persone che hanno riacquistato la libertà grazie all'indulto. Al 30 giugno scorso i detenuti presenti erano 61.246; oggi sono 38.847. Per alcuni questi dati suoneranno confortanti; per altri costituiscono fonte di allarme. Ma questo è il primo effetto che si intendeva produrre, dichiarato e apertamente perseguito: ovvero ripristinare condizioni strutturali di detenzione, compatibili con le nostre leggi e i nostri regolamenti penitenziari; e riaffermare la legalità negli istituti di pena. Lo stato non può recludere 62.000 suoi cittadini (tra cui molti in attesa di giudizio, dunque presunti innocenti) in spazi nominalmente destinati a 40.000. Ci sono altri effetti determinatisi all'indomani di quel provvedimento e per sua conseguenza? Verrebbe da rispondere di no, ché l'indulto è stato approvato solo e solamente per le finalità appena ricordate. È così: e, tuttavia, non ci si vuole sottrarre a ulteriori considerazioni. La prima. Si è scritto con preoccupazione che, di quei 21milla restituiti alla libertà, alla fine di agosto erano tornati in cella «già» 340. Come «già»? Le persone nuovamente arrestate perché accusate di aver commesso un reato dopo la scarcerazione, costituiscono circa l'1,6% di coloro che hanno beneficiato del provvedimento di clemenza. Sono molti? Sono comunque troppi: ma tutti gli studi sulla recidiva ci dicono che negli anni successivi alla liberazione commette nuovi reati il 75% degli scarcerati (e, sia detto per inciso, appena il 15% di coloro che hanno goduto di misure alternative alla detenzione). Dunque, fatta salva la presunzione d’innocenza fino a condanna definitiva, siamo ancora incomparabilmente lontani dai livelli fisiologici di recidiva. Ma andiamo avanti e arriviamo al 18 settembre. A quella data, i reingressi in carcere di chi ha beneficiato dell'indulto hanno raggiunto quota 609. Di questi, 271 sono stranieri; a 118 tra loro è stato contestato esclusivamente il reato di inottemperanza all'obbligo di allontanamento dal territorio dello Stato. Un mero illecito amministrativo: quei «recidivi» non hanno rubato, aggredito alcuno, commesso delitti che possano suscitare allarme sociale. Se sottraiamo a quel totale di 609 i 118 stranieri sprovvisti di permesso (giacché la legge sull'immigrazione andrà riscritta quanto prima), avremmo, tra i beneficiari dell'atto di clemenza, un tasso di recidiva dell'1,8%. Ed ecco il dato più significativo. Dal 1 agosto al 1 settembre 2006 sono entrate in carcere 6.337 persone, fra le quali quelle beneficiarie dell'indulto, mentre nello stesso periodo del 2005 erano state 6.923. Si tratta, in tutta evidenza, di dati provvisori, riferiti al primo periodo di applicazione della legge, destinati prevedibilmente a modificarsi in senso negativo. Tuttavia, le proiezioni che è possibile fare consentono di prevedere che, molto probabilmente, si resterà al di sotto degli ordinari livelli di recidiva, tradizionalmente registrati in assenza di provvedimenti di clemenza. E ciò grazie anche (o soprattutto) a quella norma del provvedimento, che prevede la revoca dell'indulto per chi commetta nuovi reati nei successivi cinque anni. Ci sono poi altri dati, ancora parziali, sull'andamento della criminalità nelle grandi città italiane, dei quali anticipiamo brevemente il senso. Confrontando l'andamento della criminalità nella aree metropolitane, nei mesi di luglio e agosto del 2006, con i dati relativi allo stesso periodo del 2005, si registra un trend sostanzialmente stabile. E una certa tendenza alla riduzione dei reati diffusi, così detti di microcriminalità, per i quali, più di ogni altra fattispecie, si temeva un aumento considerevole a seguito delle scarcerazioni per indulto. Cifre parziali, anche queste - lo ripetiamo - e riferite a un arco temporale limitato. Pure utili per un primo - provvisorio, provvisorissimo - bilancio. Certamente degno della massima considerazione e meritevole di essere affrontato con strategie radicali: ma da non piegare a polemiche piccine. E crudelmente strumentali: per Caino come per Abele " Tratto da http://www.abuondiritto.it/index.php "

Serve aggiungere altro?

Eppure so già che i cattivi giornali e la pessima tv continueranno a farmi venire l'acidità di stomaco...

domenica, ottobre 08, 2006

 

Il sabato di Hattrick, la domenica di Sokker


Hattrick è un giochetto online sul calcio, Sokker pure.
Ho 25 anni, sono mediamente vecchio per avere figli, casa, lavoro e stronzate del genere.
Il sabato era di hattrick, giochetto piuttosto semplice nella sua essenza che mi intratteneva da oltre 3 anni oramai. Ieri è stato il mio primo sabato senza hattrick e la sensazione era veramente strana. E non per il gioco, che appunto è piuttosto semplice e modesto, ma per la comunità. In tre anni ho collezionato amicizie, nemici vari, discorsi che spaziavano dal destino politico del mondo alle tette dell'ultima velina. Il mondo virtuale, i forum, i nickname, i thread, i collegamenti spericolati da internet cafè di Amsterdam, Bruxelles, Roma e così via.
Le domeniche senza internet di astinenza da dibattiti, da mercato, da tattiche e bestemmie. Hattrick era un luogo, non era un gioco. Un luogo in cui confrontarsi, discutere, dare
e ricevere notizie, consigli, trucchi da ciarlatano. Me ne sono reso conto l'ultimo anno che pagavo (il gioco è gratis, ma nell'intimo devi pagare per ottenere più spazio di dialogo nelle federazioni, altro mondo spettacolare) per poter discutere. Così ho smesso, un forum deve essere libero per la sua intriseca natura di luogo di dialogo.... i miei soliti principi del cazzo. Oggi è domenica, partita di Sokker. Sokker è un giochino, non un luogo di discussione.
Mi mancherà il vecchio spazio, i contatti che nonostante msn si spegneranno, i
trucchi da ciarlatano....

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